Percorsi per bambini

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Sala 15 (il cane)

Aquila a due teste
Gallo e gatto
Topo
Mulo
Pecora e vacca
Orso
Cane
Cavallo
Ape e Grifone


Tocca e prova

Il Moschetto
Il contenuto dello zaino
Il Mirliton francese


Lʼaquila sulle bandiere

Fin dall’epoca più antica l’aquila è simbolo del potere e di vittoria militare. Per queste ragioni continua a essere utilizzata in epoca moderna. L’impero d’Austria e quello di Russia hanno nelle loro bandiere l’Aquila bicipite, a due teste, che guardano una a sinistra e l’altra a destra, simbolo dell’unificazione fra Impero romano d’Occidente e Impero romano d’Oriente. L’Aquila che sta per spiccare il volo è al centro dello stemma imperiale francese. I prussiani la rappresentano in volo ad ali spiegate. La Spagna utilizza l’Aquila di San Giovanni, tratta dalla simbologia cristiana.


Animali nella satira

Durante tutto il periodo rivoluzionario e quello napoleonico la satira svolge un’importante funzione politica e culturale. Nell’immagine si vedono due animali, il primo è un grosso gatto che si appoggia a un bastone, il triregno in testa, il secondo uno sprezzante galletto che lo invita a rinfoderare le unghie.

Il gatto rappresenta papa Pio VI, il galletto la Francia repubblicana. La tavola satirica, di autore ignoto, è realizzata in occasione della firma del trattato di Tolentino imposto da Bonaparte alla Santa Sede il 19 febbraio 1797. In base ad esso il papa rinuncia ad alcuni territori e cede molte importanti opere d’arte alla Francia.


Fame e malattie

Le cronache del tempo ci dicono che durante l’assedio di Genova la popolazione è costretta a cibarsi di ogni sorta di animali. Quando non si trovano più cavalli, cani e gatti, si comincia a mangiare i topi. Topi e ratti abbondano nelle città e nei porti dell’epoca, a causa della poca igiene, della sporcizia, dei rifiuti lasciati all’aria aperta.
Sono animali che trasmettono malattie gravi, come il tifo e la peste bubbonica. Il rischio di contagio è grande. Saranno proprio le epidemie, insieme alla fame e molto più dei cannoni austriaci e inglesi, a causare migliaia di morti fra il popolo e i soldati di Genova.


Forte come un mulo

Nelle guerre napoleoniche i muli sono animali preziosi, forse anche di più dei cavalli. Robusti e tenaci, portano carichi pesanti: armi, munizioni, cibo, le marmitte della cucina da campo, ogni genere di attrezzi, il bottino di guerra. Ogni reggimento ha parecchie decine di muli al seguito. Percorrono ogni strada, anche dove i carri non riescono a viaggiare, e si inerpicano sui più scoscesi sentieri, portando merci e persone al di là delle montagne.
È a dorso di un affidabile mulo – non in groppa a uno scalpitante bianco destriero – che lo stesso Bonaparte inizia la sua gloriosa impresa, attraversando il Passo del Gran San Bernardo nella sua marcia verso l’Italia.


Cibo e vestiario

Pecore e vacche sono fondamentali per la sopravvivenza del soldato del periodo napoleonico. Di lana di pecora sono intessuti gli indumenti più caldi della sua divisa, come il pesante cappotto che gli serve anche da coperta. Di pelle di vacca è fatto lo zaino, dove egli trasporta tutti i suoi beni. Di cuoio sono gli stivali e le scarpe, anche se queste marciando si rovinano in fretta: allora il soldato indossa gli zoccoli di legno o va a piedi nudi.
Mandrie di bovini e greggi di pecore seguono gli eserciti, ma non sempre tengono il passo delle truppe. Nei mesi più caldi la carne macellata non si conserva. Nelle campagne depredate dalla guerra spesso è difficile trovare perfino una gallina. Per questo motivo la dieta del soldato è povera di carne: spesso solo una zuppa di verdure, patate con pane.


Il cappello di pelo dʼorso dei Granatieri

A partire dalla metà del XVII secolo alcuni paesi (Gran Bretagna, Spagna, Francia) adottano per i reparti di granatieri un grande copricapo rivestito di pelo d’orso. I granatieri sono considerati come i reparti scelti della fanteria. L’uso del copricapo d’orso conferisce ai soldati un aspetto più marziale e li fa apparire molto più alti di quanto non siano, cosa importante sul campo di battaglia di un’epoca in cui gli uomini sono piuttosto bassi di statura.
A Marengo i granatieri austriaci portano i copricapi d’orso, mentre quelli francesi usano lo stesso bicorno della fanteria. Il copricapo d’orso costa troppo per le depauperate finanze repubblicane del 1800. Per questo motivo è riservato solo alla Guardia Consolare, a piedi e a cavallo.


Moustache, cane di battaglione a Marengo

In ogni esercito dell’epoca napoleonica vi sono cani al seguito delle truppe, alcuni sono le mascotte dei reparti, altri appartengono ai singoli soldati. A Marengo si ha notizia della presenza di due cani nelle file francesi e austriache. Il più famoso è Moustache, un barboncino mascotte della 40° di linea francese.
La notte prima della battaglia scopre una spia austriaca che cerca di infiltrarsi nel campo della mezza brigata e, per questa ragione, è citato nell’ordine del giorno del suo reparto. Il 14 giugno, sul campo di battaglia, è assalito da un molosso austriaco, gli tiene testa, sta per soccombere quando viene salvato dai soldati del suo reggimento.
Seguirà il suo reparto ad Austerlitz, dove guadagna una medaglia d’onore in argento per aver salvato la bandiera del reggimento, a Jena, in Polonia e a Friedland. L’11 marzo 1811, a Badajoz in Spagna, Moustache è ucciso da una palla di cannone.


Marengo, cavallo di Napoleone

Il piccolo cavallo grigio che Bonaparte cavalca il 14 giugno 1800 è arrivato dall’Egitto l’anno prima. Dopo la battaglia è chiamato Marengo. Dei cinquantadue cavalli della scuderia dell’Imperatore è quello preferito. Partecipa alle campagne di guerra più famose riportando alcune ferite: è ad Austerlitz, Jena, Wagram, nella campagna di Russia e a Waterloo. Qui viene catturato e portato in Gran Bretagna dove diventa uno dei due cavalli più famosi del paese. L’altro è Copenhagen, montato da lord Wellington a Waterloo. Marengo muore nel 1832 a trentotto anni. Il suo scheletro è conservato al National Army Museum di Londra. Uno dei suoi zoccoli, ricoperto d’argento, fa ancora oggi bella mostra di sé sul tavolo da pranzo del comandante della Guardia della Regina d’Inghilterra a Saint James Palace, a Londra.


Lo stemma di Alessandria, Bonne Ville dellʼImpero

Comunemente usata nell’araldica napoleonica, l’ape è il simbolo della fedeltà e dell’operosità. Rispetto all’aquila che è un simbolo militare, l’ape rappresenta le virtù civili su cui si fonda l’Impero. Il grifone è un simbolo araldico femminile, formato da corpo di leone e testa di aquila.
Il grifone contiene il meglio dei due animali, il re sulla terra e la regina del cielo. Lo stemma di Alessandria tradizionalmente riporta le figure di due grifoni. A essi sono aggiunte, in periodo imperiale napoleonico, le tre api d’oro su una fascia rossa (capo), simbolo delle Bonnes Villes, le cinquantadue più importanti città dell’Impero.